Intervista a Bea Johnson

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You can find the original English version of the interview below!

Circa un mese fa ho assistito ad una conferenza tenuta da Bea Johnson qui a Berlino.

Praticamente Bea è la fondatrice dello Zero Waste Lifestyle. Ovviamente anche ben prima di lei ci sono state tante persone che erano attente all’ambiente, a non sprecare delle cose e a non generare troppi scarti. Bea, però, è stata la prima a farlo in un modo molto più approfondito. È grazie a lei che lo Zero Waste sia diventato un movimento globale.

Nata e cresciuta in Francia, è andata negli Stati Uniti d’America per fare la ragazza alla pari quando aveva 18 anni. Lì ha conosciuto Scott, l’uomo della sua vita, e così è rimasta in America e ha fondato una famiglia. Viveva la sua vita in modo “normale” americano, con una grande casa, tanto shopping, tanti prodotti cosmetici, tanta spazzatura. Nel 2008, per vari motivi, lei e Scott hanno deciso di cambiare radicalmente il loro stile di vita. Non è stato un cambiamento da un giorno all’altro e ci sono volute tante ricerche ed esperimenti. Sul suo blog e nel suo libro (che è stato tradotto in 13 lingue) Bea condivide le sue esperienze e dà tantissimi consigli a chi, come lei, vuole ridurre il proprio impatto negativo sul mondo e vivere con meno – o (quasi) senza – spazzatura. Così, Bea ha lanciato un movimento globale. È una vera e propria ambasciatrice della vita a rifiuti zero e continua a confutare dei preconcetti e ad ispirare migliaia di persone. Bea tiene delle conferenze in tutto il mondo, per esempio in delle università, ad eventi aziendali o altri tipi di eventi. È stata invitata da compagnie e organizzazioni importanti come Google, Adobe, il parlamento europeo e le Nazioni Unite. Ha visitato più di 20 paesi, facendo più di 150 discorsi. È apparsa in tanti programmi TV e nella stampa internazionale. Il New York Times l’ha dichiarata la “sacerdotessa della vita senza rifiuti”.
Bea vive in California con il suo marito e i loro due figli. Tutta la famiglia produce circa un litro di spazzatura all’anno.

La conferenza di Bea a Berlino è stata divertente e impressionante. Ho raramente incontrato delle persone così appassionate e così in gamba come lei. Dopo il suo discorso ho avuto la possibilità di parlarci un attimo. C’era solo il tempo per fare una foto insieme (la vedete sopra, è venuta un po’ così così, ma c’amma fa 😀 ); l’intervista che avevo preparato l’abbiamo dovuta posporre. Bea gentilmente mi ha mandato le sue risposte quando era già tornata in California. Eccole a voi!

Come hanno reagito le persone nel tuo ambito personale quando hai cominciato a vivere a rifiuti zero? Sei mai stata preoccupata che qualcuno ti potrebbe considerare strana, pazza o qualcosa del genere?
I nostri parenti e amici rispettano il nostro stile di vita come noi rispettiamo il loro. Lo vedono come ispirazione e alcuni hanno addirittura adottato alcune delle nostre alternative.
All’inizio ho ricevuto tanti commenti negativi sul mio blog: Alcune persone dicevano che il nostro stile di vita fosse troppo estremo e irrealistico – ma come può essere irrealistico se io lo vivo? Altri dicevano che non facessimo abbastanza perché occasionalmente andiamo in aereo al mio paese di origine (Francia), mangiamo della carne una volta a settimana e usiamo carta igienica 😉 Quei commenti venivano da persone che non capiscono cosa facciamo e perché lo facciamo. Ma io non ascolto mai le persone che mi dicono che il nostro stile di vita non faccia differenza, perché veramente credo che sia il contrario. Non sono sorpresa dalle critiche che abbiamo ricevuto e me le aspettavo quando abbiamo cominciato. Viviamo in una società molto consumistica. La nostra storia fa riflettere le persone sulle loro abitudini consumistiche e alle volte cambia il loro modo di pensare. Ma non diciamo a nessuno come vivere la propria vita, condividiamo soltanto come noi viviamo la nostra, e speriamo di ispirare altri. E da allora migliaia di persone in tutto il mondo hanno seguito i nostri consigli per ridurre i rifiuti in casa loro!

Qual’è l’aspetto migliore dello Zero Waste Lifestyle per te personalmente?
La cosa più soddisfacente al livello personale è dare un esempio: ispiri le persone intorno a te. Nel 2010, dopo di essere apparsa nel New York Times, sono diventata “la sacerdotessa della vita a rifiuti zero” da un momento all’altro. Da allora ho fatto 150+ discorsi su 5 continenti e il mio stile di vita è stato descritto nella stampa e in tv in tutto il mondo, dimostrando che la vita senza rifiuti è possibile e ispirando migliaia di persone di seguire le stesse pratiche. Il mi libro ha ispirato l’apertura di innumerevoli negozi alla spina all’estero e la messa a punto di alternative a rifiuti zero ovunque. La ragazza alla pari diciottenne che io ero quando venni negli USA per la prima volta non avrebbe potuto immaginare che un giorno avrebbe lanciato un movimento globale, o che avrebbe scritto un libro che fosse disponibile in 13 lingue!
Ciò che ci piace di più di questo stile di vita come famiglia è la vita semplice, e come ci ha fatto avvicinare. La semplicità volontaria ha reso i lavori in casa e i nostri lavori professionali più efficienti e la nostra vita è focalizzata più sull’essere invece che sull’avere. Ci ha permesso di viaggiare di più, essendo in grado di facilmente affittare la nostra casa mentre non ci stiamo (la guardaroba minimalista di ognuno di noi c’entra in una valigia a mano); e così vengono finanziate le nostre vacanze e gite!

Secondo te, perché lo Zero Waste Lifestyle è diventato un tale trend in vari paesi?
Lo Zero Waste non è un trend, è una necessita! Ho notato che nei paesi europei sta decollando più velocemente rispetto ad altri paesi del mondo (ogni settimana mi arriva qualche mail di qualcuno che mi ringrazia per averlo ispirato per aprire un negozio alla spina). Credo che sia perché in quei paesi ci sia un apprezzamento per i piaceri semplici, per del buon cibo, e la gente non ha tanta paura di comprare di seconda mano e vivere una vita semplice, paraganato agli Stati Uniti (qui il consumerismo è tanto radicato che la gente ha paura di non avere i dispositivi più attuali).

Cosa diresti a chi pensa che lo Zero Waste Lifestyle abbia troppe regole e restrizioni?
Se avessi sentito di una famiglia a rifiuti zero, avrei pensato che lo Zero Waste: - significhi riciclare di più (in realtà si ricicla di meno, applicando i miei 5 principi nell’ordine giusto: rifiutare, ridurre, riusare, riciclare, compostare) - significhi avere l’aspetto di un hippie - consumi più tempo - costi di più Tutte queste assunzioni non potrebbero essere più lontane della realtà, come noi siamo riusciti a provare!

Cosa diresti a chi pensa che le azioni di un individuo non importino perché siano troppo piccole per avere un impatto?
Alcune persone dicono che le azioni individuali non importino. Io, al contrario, credo che ogni cambiamento abbia il suo inizio a casa, perché comprare è votare: ogni acquisto che noi, i consumatori, facciamo, ha la forza di supportare o una pratica sostenibile oppure una insostenibile. Sono le nostre decisioni di acquisto che determinano il mondo di fabbricazione. Inoltre, se non siete felici con un prodotto o il suo packaging, fate sentire la vostra voce! Mandate una lettera o un’e-mail oppure spedite il packaging indietro al produttore per proporre delle alternative. Se io avessi ascoltato i critici che mi dissero che il nostro stile di vita non facesse differenza e se avessi smesso a fare ciò che faccio, non avessi iniziato questo movimento meraviglioso! E migliaia di persone in tutto il mondo non avrebbero seguito i nostri consigli per ridurre i propri rifiuti di casa! Che peccato che sarebbe stato, non pensate?

Io sono d’accordo con lei, sarebbe proprio stato un peccato!
Tra l’altro, Bea mi ha detto che il suo libro sarà tradotto in italiano! È un’informazione molto recente e ancora non si sa quando uscirà – appena lo so lo ve lo faccio sapere qui. Oramai il libro di Bea è uscito in italiano. Si chiama Zero rifiuti in casa”. Vi consiglio di controllare se è disponibile in una biblioteca nel vostro comune 🙂


Original English version of the interview:

How did the people in your personal environment react when you went Zero Waste? Have you ever worried that someone might think you’re strange or crazy or anything of the kind?
Our relatives and friends respect our lifestyle just as we respect theirs. They find it inspiring and some have even adopted some of our alternatives.
I received a lot of negative comments on my blog at first: Some people said our lifestyle was too extreme and not realistic -how can it be unrealistic if I am living it? Others said that we were not doing enough because we occasionally fly to my native country (France), eat meat once a week and use toilet paper 😉 These comments came from people who do not understand what we do and why we do this, but I never listen to people who tell me that our lifestyle does not make a difference, because I truly believe the contrary. I am not surprised by the criticism that we received and expected it when going into it. We live in a very consumerist society. Our story makes people reflect on their own shopping habits and sometimes shatters their way of thinking, But we’re not telling anyone how to live their lives, we’re just sharing how we live ours, and hope to inspire others. And thousands of people across the globe have since adopted our tips to reduce their household trash!

What’s the best thing about Zero Waste for you personally?
The most rewarding part on a personal level comes from the effects of living by example: you inspire people around you. In 2010, after being featured in the New York Times, I became “the priestess of waste free living” overnight. I have since given 150+ speeches on 5 continents and my lifestyle has since been profiled in print and on televisions throughout the world showing that waste free living is possible and inspiring thousands to do the same. My book has also inspired the opening of countless bulk stores abroad and the implementation of Zero Waste alternatives everywhere. The 18 year old Au Pair that I was when I first came to the US could not have guessed that she’d launch a global movement one day, or would write a book that would be available in 13 languages!
What we enjoy most about this lifestyle as a family, is the simple life, and how much closer it has brought us. Voluntary simplicity has allowed for our housework and professional work to be more efficient and for our lives to be focused on being instead of having. It has allowed us to travel more by being able to easily to rent our house when we’re gone (our minimalist wardrobes fit in carry-ons), which then funds vacation and family getaways!

Why do you think the Zero Waste Lifestyle has turned into such a trend in various countries?
Zero Waste is not a trend, it’s a necessity! I noticed that Zero Waste is taking off in European countries faster than anywhere else in the world (every week, I receive an email from someone thanking me for having inspired them to open a package-free store). I believe that it’s because there is an appreciation in these countries for simple pleasures, good food, and people are not as afraid to buy secondhand and live simply compared with the US (consumerism is so anchored here that people are afraid of not having the latest gadgets).

What would you say to someone who thinks that the Zero Waste Lifestyle has too many rules and restricions?
Had I heard about a zero waste family, I too would have thought to myself that Zero Waste:
– is about recycling more (it’s actually about recycling less by applying my 5R’s in order: Refuse, Reduce, Reuse, Recycle, Rot)
– means that you need to look like a hippy.
– takes more time
– costs more
All of these could not be further from the truth and we’ve been able to prove the complete opposite!

What would you say to someone who thinks that their actions don’t matter because they’re too small and don’t have an impact?
Some people say that individual actions do not matter, I on the contrary, believe that change starts at home because shopping is voting: each purchase that we, consumers, make has the power to support either a sustainable practice or an unsustainable one. It is our purchasing decisions that lead the manufacturing world. Furthermore, if you’re not happy with a product or its packaging, let your voice be heard! Send a letter, an email or the packaging back to the manufacturer to propose alternatives.
If I had listened to the critics who told me that our lifestyle would not make a difference and stopped doing what I do, I would not have started this wonderful movement!  And thousands of people across the globe would not have adopted our tips to reduce their household trash! What a shame that would have been, don’t you think?

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