Perché le buste di bioplastica o carta non sono sostenibili

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Quante buste usa e getta usate a settimana? Che siano i sacchetti della frutta, quelli della spesa al supermercato, le buste di carta da diversi negozi… Non importa se comprate una mela, un libro, un vestito o dei medicinali, quasi sempre vi viene offerta la busta per portare gli acquisti a casa. Quante volte rispondete con un “no grazie, non mi serve”?

Per chi vuole produrre meno spazzatura, rifiutare le buste in ogni occasione è una delle cose più facili ed efficaci da fare. Basta ricordarsi di tenere sempre una busta riusabile nella borsa per trasportare eventuali acquisti. All’inizio uno magari se ne scorda, però diventa un’abitudine velocemente.
Io vi consiglio una busta lavabile di stoffa (di fibre naturali), come quella di cotone che vedete nella foto qui sopra.

Tanti credono che usare le buste “ecologiche” di carta o di bioplastica sia sostenibile. Invece non è un’ottima soluzione. Perché?

Le buste di bioplastica sono fatte di materiali vegetali. Questo non suona male e forse è meglio rispetto alle buste fatte di petrolio. Però non vuol dire che siano automaticamente biodegradabili o riciclabili. Ma anche se lo sono: Le compostate o riciclate voi proprio? E se parliamo del riciclaggio, siete sicuri che le buste siano davvero riciclate dove vivete? Perché anche se in teoria sono riciclabili in qualche parte del mondo, non è detto che ci sia disponibile la tecnologia necessaria in ogni paese o comune. Inoltre, il materiale perde di qualità durante il processo di riciclaggio e il risultato è sempre un prodotto di qualità inferiore che non può essere riciclato infinite volte.

Parlando del compostaggio: Tante buste non sono biodegradabili sul compost a casa (neanche nel mare o nell’ambiente). Ci vogliono delle condizioni specifiche (una temperatura costantemente alta ecc) che ci sono solo nelle compostiere industriali. Però le buste di bioplastica ci mettono più tempo degli altri scarti organici per disfarsi. Perciò in tanti centri di compostaggio industriale non vanno compostate per non rallentare tutto il processo. Quindi in tanti casi finiscono comunque nell’inceneritore o sulla discarica. Oppure, se qualcosa va proprio male, nell’ambiente. Una busta che finisce nel mare, che sia di plastica “normale” o vegetale, potrebbe essere mangiata da una tartaruga che la prende per una medusa e poi morirà. Oppure potrebbe raggiungere la grande chiazza di immondizia del pacifico, dove pian piano cadrà in moltissimi pezzi minuscoli di microplastica. Così un giorno potrà tornare da noi: dentro un pesce sul nostro piatto, o nel sale marino che mettiamo nell’acqua della pasta. Non è proprio un bel pensiero!

Esistono anche le buste compostabili a casa. Quelle, se le compostate voi, dovrebbero diventare terreno. Se finiscono su una discarica, invece no (come neanche gli scarti organici): per il compostaggio c’è bisogno di ossigeno, ma le discariche sono spesso anaerobiche. Così gli scarti organici, invece di essere compostati, producono metano, un gas serra.

Al di là dello smaltimento, ci vuole tanta energia per produrre le buste di bioplastica o di carta. La coltivazione delle piante richiede spazio, acqua, forse del fertilizzante e dei pesticidi. Poi c’è tutta la lavorazione, il trasporto…

Alla fine, nessun prodotto usa e getta è molto ecosostenibile. Ovviamente ci sono dei casi in cui è giustissimo usare dei prodotti mono uso, come per esempio nel settore sanitario per motivi igienici. Però in generale un oggetto più volte che viene usato, più sostenibile diventa. Perciò il terzo principio dello zero waste è “riusare”. Nella produzione e nello smaltimento di ogni oggetto si consumano delle risorse; energia, materiali ecc. Più che riutilizziamo tale prodotto, meno forte sarà l’impatto sull’ambiente perché c’è meno bisogno di rimpiazzarlo con un prodotto nuovo. Per questo le buste di stoffa sono più sostenibili di quelle di plastica o carta solo se vengono usate molte volte. La loro produzione non consuma meno energia, anzi, ne consuma di più. Però sono molto più durevoli (e più belle 😛 ) e questo le rende la soluzione migliore.

Questo articolo può sembrare un po’ negativo – ovviamente non voglio demoralizzare nessuno. La perfezione non esiste, e la voglia di vivere in maniera sostenibile non dovrebbe mai diventare un peso insopportabile. Se qualche volta ci capita di dover usare una busta (o un altro prodotto) mono uso, così sia. Possiamo riutilizzarla e poi smaltirla nel miglior modo possibile in quel momento. Però la cosa migliore è rifiutare gli oggetti usa e getta quando possiamo – è uno dei principi fondamentali dello zero waste. Ogni volta che usiamo una busta riutilizzabile, facciamo un piccolo favore all’ambiente. Alla fine non è difficile, bisogna solo abituarsi di portare sempre una busta riusabile con sè. Io ce l’ho sempre nella mia borsa 🙂

Sono stata ispirata a scrivere questo articolo da Lindsay Miles. Lei ha scritto due articoli molto interessanti sulla bioplastica e sul packaging “ecologico” sul suo blog. Se capite l’inglese, vi consiglio di dargli uno sguardo! È uno dei miei siti preferiti in assoluto sullo zero waste 🙂

Ora, come sempre, vorrei sentire le vostre opinioni al riguardo. Voi quanto siete rigidi sul rifiutare le buste mono uso? Vi mettete vergogna di farlo? Alle volte bisogna essere veloci perché nei negozi ci mettono gli acquisti in una busta mono uso senza chiederci. Vi è mai capitato? Vi ricordate sempre di portarvi una busta riutilizzabile in giro? Sono curiosa di sapere chi legge i miei articoli – se vi va, lasciatemi un commento qua sotto 🙂

2 Risposte a “Perché le buste di bioplastica o carta non sono sostenibili”

  1. Tu lo sai già, ma tante persone no: in Svizzera vendono sacchetti in retina (non so se addirittura in cotone/fibre naturali o se sono “volgarmente” sintetici) da riutilizzare infinite volte per l’ortofrutta… li vendono nei reparti di ortofrutta! Li ho cercati ovunque online e nei negozi, in Italia non li trovo… 🙁

    1. Sì, ci sono tanti sacchetti di diversi materiali. Si possono anche fare di stoffa di vecchi vestiti rotti ecc, è abbastanza semplice e il modo più “zero waste! Altrimenti si trovano anche online, per esempio su Etsy o qui: https://www.da-zero.it/italiano/e-shop/

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